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Acqua Pubblica?

Di recente, il governo ha provveduto "di nuovo" a privatizzare i servizi idrici. "Di nuovo" tra virgolette, poichè già esiste una legge, la Galli (36/1994) che ha aperto il settore prima esclusivamente pubblico alle società private; e l'art 35 della 448/01 per quanto concerne i servizi pubblici locali. In più l'intimazione a privatizzare è già contenuta nei GATS, gli accordi generali sul commercio dei servizi, emanati dall'infausta Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e validi anche in Europa.

 

Si parte dall'art. 23 bis della legge 133/2008, modificato dal decreto legge Fitto-Calderoli approvato da poco in Senato, insieme all'emendamento "addolci-pillola" di Filippo Bubbico (PD) che suona come "la gestione delle acque si può benissimo riporla del tutto in mani private, lasciando pubblica la proprietà formale per far credere il contrario agli utenti". La nuova normativa obbliga gli enti locali a dismettere una gestione del servizio che sia totalmente "in house" (cioè tutta pubblica) e a cedere almeno il 40% delle società ai privati.

 

Da tempo il ceto politico e il clero mediatico raccontano alla cittadinanza che la gestione di un servizio collettivo in mano pubblica, in qualunque ambito, è solo causa di sprechi e che la si può affidare totalmente ai privati, i quali portano investimenti, tecnologia ed efficienza; e che ogni "liberalizzazione" comporta l'abbassamento dei costi per gli utenti. Consideriamo allora un esempio utile per dimostrare il contrario.

 

All'inizio degli anni 2000 in provincia di Latina venne effettuata una delle prime privatizzazioni in Italia dei servizi idrici, con la costituzione da parte dell'amministratore pubblico di una società mista, Acqualatina S.p.A., pubblica "almeno" per il 51% e privata "massimo" fino al 49%. Il capitale privato è in partenza già fortissimo in virtù della stipulazione di alcuni patti parasociali con la parte pubblica, rappresentata dalla Conferenza dei sindaci dei comuni del relativo ambito territoriale (ATO), coordinato dal Presidente della provincia.

 

In Idrolatina, la srl che controlla la parte privata di Acqualatina e che è stata costituita da una cordata di più gruppi (tra cui anche il nostro Acquedotto Pugliese), diviene preponderante Veolia, multinazionale francese dell'acqua (la cui rete di affari si estende anche nel resto del Sud Italia); dal bilancio 2008 risulta che la sez. italiana di Veolia detiene di fatto il 97% di Idrolatina, dopo aver acquistato le partecipazioni degli altri soci.

 

In una cornice di conflitti di interessi e gravi irregolarità nella gara tra i vari soggetti privati per l'entrata nella SpA, ne è subito scaturito uno dei più mirabili esempi di quella "trasparenza" o "vantaggiosità per i cittadini" con cui ogni volta si sponsorizza una privatizzazione. In tale quadro:

- Le tariffe per i cittadini della provincia di Latina diventano salatissime, con vari aumenti percentuali negli anni giungendo già nel 2006 a bollette in media triplicate nella gran parte dei comuni interessati.

 

- La parte pubblica (i 7 membri politici del consiglio di amministrazione, scelti non certo per professionalità/competenze, più i sindaci in assemblea) asseconda i giochi di quella privata: Veolia fa più volte approvare consulenze e costosi appalti a società minori da essa controllate (scatole cinesi), senza gare pubbliche tanto che partono le indagini (nel 2008 vengono anche azzerati i vertici della SpA dalla Guardia di finanza). Acqualatina chiede persino prestiti alla banca DEPFA, si rischia l'entrata in gioco del mondo della finanza. In più occasioni qualche sindaco si rifiuta di approvare i bilanci.
Di contro non avviene una manuntenzione nè della vecchia rete idrica - con conseguenti perdite (finanche al 70%) ma non solo (ritrovamenti di arsenico nell'acqua a Cisterna nel 2005) - nè dei depuratori (ad es. nel 2004 viene sequestrato a Sonnino un depuratore...inquinante). In generale la qualità del servizio diviene scadente e "perde" anche il bilancio societario dati gli aumenti di indennità per i membri del CdA a spese dei contribuenti.

 

- La reazione della cittadinanza non si fa attendere: sorgono più comitati spontanei di "cittadini consapevoli" ad Aprilia, Latina e così via: si fanno ricorsi sulle bollette, si raccolgono firme e si organizzano manifestazioni alcune delle quali anche significative in termini di partecipazione.

 

Insomma, l'acqua come bene fondamentale di tutti e in teoria da garantire a tutti, viene sottratto alla collettività e fatto oggetto di fenomeni speculativi da parte del capitale privato, il cui operato è volto al conseguimento del puro profitto. Di risparmi sui costi della politica non se ne vedono, di tagli ai prezzi neppure.

 

E in Puglia? Con la nuova legge verrebbe privatizzato anche l'Acquedotto Pugliese, dal 1999 strutturato come una Società per Azioni (e in quanto SpA, un ente di natura giuridica privata, anche se partecipato interamente dalle regioni Puglia e Basilicata, perciò orientato prima di tutto a conseguire utili).

 

Il governatore Nichi Vendola ha nominato una commissione di tecnici per la stesura di un disegno di legge regionale che mantenga, si dice, l'Aqp pubblico in barba a quanto stabilito in sede governativa, impugnando al tempo stesso presso la Corte costituzionale l’art. 15 del decreto.
Alla vigilia delle regionali e ai postumi dello scandalo sanità è difficile non ritenerla tutta una manovra di facciata per impressionare potenziali elettori sensibili al tema.
Non abbiamo dimenticato la controversa vicenda riguardante il prof. Riccardo Petrella, nominato nel 2005 da Vendola alla presidenza dell’Acquedotto e poi dimessosi a fine 2006 dall’incarico.
Nella sua famosa lettera di rinuncia, Petrella rese noto che la strada per “rendere l’acqua pubblica”, ragione per la quale era stato chiamato alla presidenza dell’Aqp e da lui stesso auspicata, gli era stata oggettivamente sbarrata dalla stessa giunta neoeletta nel momento in cui aveva tentato di rimuovere i veri ostacoli che separavano dal traguardo: natura giuridica privatistica (SpA) dell’ente Acquedotto, gestione non trasparente e non soggetta a vero governo pubblico, sforzi assenti per un diritto “gratuito" all’acqua, dipendenza dai mercati finanziari internazionali. Un’accusa che pesa ancora oggi.

 

Vendola bollò il tutto come un mero contenzioso personale con un fastidioso rompiscatole, una piccola parentesi nella sua giunta delle meraviglie, e la lasciò presto cadere nel dimenticatoio.

 

Petrella fu da allora eternamente ricordato e apostrofato come un bambinesco “filosofo” massimalista ed incapace dai Rocco Palese, Divella e quant'altri, senza contare qualche viscido “campione” della cultura e del giornalismo locali, tutta gente cioè il cui immaginario di sud sviluppato socialmente è fatto al massimo di orecchiette, primitivo, sagre e tarantelle varie; ma ovviamente anche i vari intellettuali apologeti della "rivoluzione gentile", con l' hobby del "meridionalismo" da salotto che fa tendenza oggigiorno, si sono dimenticati tutto o fingono di averlo fatto.

 

Gli stessi partiti della sua maggioranza hanno poi dato prova di voler spingere in direzione opposta: la mozione presentata all’inizio di quest’anno da Antonio Maniglio (capogruppo del Pd in Consiglio), poi ritirata, in cui si auspicava l’ingresso di un socio privato in Aqp, ne è stata una chiara dimostrazione.

 

E’ bene ripercorrere questo cammino quando chi sul tema è rimasto finora in silenzio torna a coprirci di belle parole a pochi mesi dalle votazioni.


Andrea Russo
Per il Bene Comune Puglia

 

Scritto da Andrea Russo il 04/12/09. Commenti: 2

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Commenti:

ID: 82 Inviato: 13/12/09. 

l'acqua deve rimanere libera, essendo bene pubblico

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ID: 102 Inviato: 26/01/10. 
isabella
Acqua: l'Italia la privatizza, ma all'estero la rivogliono pubblica Pubblicato da Luigi Gallo

Il 6 agosto scorso, il Parlamento italiano con la legge numero 133/2008 ha aperto la strada alla privatizzazione dell'acqua pubblica.

La nuova normativa infatti dispone il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a favore di imprenditori e società private al fine "di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale".

L'Italia si pone così in controtendenza rispetto ad altri paesi che in sempre maggior numero stanno facendo marcia indietro, rispetto alle privatizzazioni degli anni '90, dopo aver constatato l'inefficienza del servizio e gli svantaggi in termini economici.

La gestione privata dell'acqua ha avuto come risultati in tutto il mondo prezzi gonfiati, inefficienza, servizi obsoleti (perché modernizzarli avrebbe richiesto investimenti e dunque meno profitti).

Non di rado vengono scoperte anche gestioni fraudolente come nel caso della città francese di Grenoble: nel 1999 i dirigenti diell'azienda che forniva il servizio finirono in galera per corruzione e la società fu condannata a restituire alla cittadinanza le bollette pagate tra il 1990 e il '98. Ripristinata la gestione municipale, il prezzo dell'acqua si è subito sgonfiato.

Oggi in Francia sono già più di quaranta le città e comunità urbane che hanno scelto di tornare al pubblico, da Tolosa a Lione, da Bordeaux a Lille.

Dal  primo gennaio di quest'anno, anche l'acqua di Parigi è gestita direttamente dall'amministrazione locale. Nel 1984, grazie all’allora sindaco Chirac, la distribuzione dell’acqua potabile nella capitale venne privatizzata affidando il servizio alle due multinazionali francesi Suez e Veolia, tristemente note alle popolazioni dell'America Latina. 

A gennaio del 2003 il consiglio cittadino decise di rinegoziare i contratti  e, dopo essersi reso conto della scarsa qualità del servizio e dell'esorbitante aumento delle tariffe (+ 123%), ha deciso di non rinnovarli alla loro scadenza a fine 2009. Si è passati quindi a un ente di diritto pubblico, Eau de Paris, nel cui comitato di gestione siedono anche i rappresentanti dei lavoratori e degli utenti.

Molti Stati in Europa, tra cui  Spagna, Olanda, Belgio e Svezia non hanno mai privatizzato la distribuzione d'acqua mentre in Gran Bretagna la privatizzazione ha creato problemi e grande insoddisfazione a causa della cattiva manutenzione della Thames Water, la società a cui è stata affidata la gestione.

Si ritorna alla municipalizzazione anche in molti paesi extraeuropei, dagli Stati uniti all'Argentina, dal Messico al Mali, dove la ripubblicizzazione dell'acqua ha mostrato un generale miglioramento della qualità del servizio, costi più contenuti e una maggiore efficienza nella distribuzione.

fonte

http://protonutrizione.blogosfere.it/2010/01/acqua-litalia-privatizza-ma-allestero-la-rivogliono-pubblica.html

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